Scacchi e poesia

Gli scacchi
Jorge Luis Borges

E il re cortese, il sinistro alfiereRe_B
la regina irriducibile, la rigida torre, l’accorto pedone
sopra questo spazio bianco e nero
si cercano e si scelgono
in una muta accanita battaglia.

Non sanno che la mano precisa di un giocatore
governa quel destino
non sanno che una legge ineluttabile
decide il loro prigioniero capriccio.
Ma anche il giocatore (Omar Khayyam lo ricorda)
e’ prigioniero di un’altra scacchiera
di notti nere e di accecanti giorni.

Dio muove il giocatore
che muove il pezzo.
Ma quale dio, dietro Dio,
questa trama ordisce
di polvere e di tempo, di sogno e di agonia?

 

 

Gli scacchi n.2
Jorge Luis Borges

I giocatori, nel grave cantone,Re_N
guidano i lenti pezzi. La scacchiera
fino al mattino li incatena all’arduo
riquadro dove s’odian due colori.

Raggiano in esso magici rigori
le forme: torre omerica, leggero
cavallo, armata regina, re estremo,
alfiere obliquo, aggressive pedine.

I giocatori si separeranno
li ridurra’ in polvere il tempo, e il rito
antico trovera’ nuovi fedeli.

Accesa nell’oriente, questa guerra
ha oggi il mondo per anfiteatro.
Come l’altro, e’ infinito questo giuoco.
 

 

Il matto di Legal
Cambray Digny 

Scacchisti, udite! Un’immortal tenzoneRegina_B
In brevi tratti il verso mio dipinge;
Inoltra il Re dei Bianchi il suo pedone,
Quel del Re Nero contro a lui si stringe.

L’assalta un Cavalier; ma gli si oppone
Quel della Donna e i colpi suoi respinge.
Alla quarta d’Alfier l’Alfier si pone,
La Donna il suo pedon d’un passo spinge.

L’altro Cavallo accorre. Al primo e’ sopra
l’Alfiere e il preme. Egli il pedone uccide,
Benche’ al nemico acciar la Donna scopra.

Ed essa muor, ma non indarno. In fallo
Cadde il duce dei Neri: ei non previde
Scacco d’Alfiere e matto di Cavallo.

 

 

 

Poggio Bracciolini 1380-1459
(Dai sonetti dedicati a Lena Fornaia)

Su lo scacchier di questa nostra vitaRegina_N
Fortuna ordinatrice i pezzi pone
Re, Cavalli ed Alfier altri prepone;
Bassa di Fanti a pie’ turba infinita.

Segue il conflitto, ogni campion s’aita
Qual abbatte e qual muor nell’ampio agone,
Qual e’ vittorioso e qual prigione,
Ma la guerra in brev’ora ecco finita.

E gli scacchi riposti entro un vasello
Le lor condicion tosto cangiando
Restan confusi i vincitor coi vinti.

Strana mutazion sossopra in quello
Vedi l’infimo addosso al venerando
E le Lene Fornaie a’ Carli Quinti.

 

 

 

Al Maestro
Enzo Giudici

O Maestro, o Maestro, ove n’andaroAlfiere_B
i Suoi consigli e i Suoi suggerimenti?
A impararli i miei spiriti son lenti
e a scacchi so giocar come un somaro.

Mi tolga presto il Suo saluto, o caro
Maestro, e piu’ non creda ai giuramenti
miei di rifarmi; sono infranti e spenti
quegli astri che agli scacchi m’invogliaro.

Declino’ la mia stella, se pur mai
nacque, e rotti i miei pezzi se ne vanno
come pecore matte o come schiere
d’atterrite formiche, e non v’e’ Alfiere,
non v’e’ Cavallo che da tanto affanno
levi me stesso ed il mio Re dai guaii.

 

 

 

 

Lo scacchista
Enzo Monti

Lo sguardo assorto e intento e il volto tesoAlfiere_N
Per lo sforzo del pensier, che ogni cura
Volge a cercar la mossa piu’ sicura
Che salvi il rege dal nemico offeso.

Lo scacchista e’ sempre cosi’ preso,
che ogni cosa sia attuale sia futura
Obblia e del caffe’ entro le mura
Prigioniero dalla passion e’ reso.

Nulla esiste per lui d’interessante
Che lo distolga, ma solo l’idea
E’ il suo imperativo dominante.
La scacchiera e’ l’unica sua dea,
Essa e’ la sua donna e la sua amante,
Di gioia e di dolori arbitra e rea.
 

 

 

Nuove stanze
Eugenio Montale 

Poi che gli ultimi fili di tabaccoTorre_N
al tuo gesto si spengono nel piattodi cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, piu’ mobili di quelli
delle tue dita.

La morgana in cielo liberava
torri e ponti e’ sparita
al primo soffio; s’apre la finestra
non vista e il fumo s’agita. La’ in fondo,
altro stormo si muove: una tregenda
d’uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.

Il mio dubbio d’un tempo era se forse
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora e’ nembo alle tue porte:
follia di morte non si placa a poco
prezzo, se poco e’ il lampo del tuo sguardo
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.

Oggi so che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d’avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi puo’ con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine oppure i tuoi occhi d’acciaio.

 

Il bianco muove
Daria Menicanti

In via delle Lanterne il Caffe’Pedone_B
e’ quasi buoi. Nell’angolo stretto
alla vetrina il bianco muove ed e’
scacco, finita la guerra
in un aristocratico silenzio.
M’alzo e m’avvio, calzo alle dita fredde
guanti casuali e intanto addio gli dico
addio con le sole labbra.